– ero magra. innanzitutto.
– senza tacchi, minimo 10, non uscivo di casa perché se no al lavoro mi avrebbero preso in giro tutti
– a capodanno, allo scoccare della mezzanotte, guardavo le stelle per esprimere il mio desiderio: ricevere un invito con il posto, mica standing, alla sfilata di Prada. sarebbe andato bene pure z99, l’ultimo, su in piccionaia
– mi davo delle arie con mia mamma perché una volta nel basckstage Giorgio Armani mi aveva detto che ero bella
– non uscivo mai di casa senza rossetto rosso
– lavoravo per un giornale un sacco cool, nella redazione moda
– barattavo rossetti e smalti di Chanel/Yves Saint Laurent con un’amica
– il sabato, raramente tornavo a casa prima delle 5. e il giorno dopo, dormivo con il mio fidanzato fino a mezzogiorno. poi, però mi svegliavo sempre prima di lui per mettermi la cipria Lumière di Chanel e sembrare più giovane e riposata
– andavo a parigi, a marzo e a ottobre, per vedere le sfilate e certe volte mi stufavo anche un po’ (molte poche volte, forse una. ma forse mi sbaglio)
– spendevo tutti i miei soldi in vestiti
– a parigi, andavo, spesso imbucata, a delle feste incredibili. una volta anche a versailles, lì però ero invitata e mi avevano anche prestato un abito di Roberto Cavalli così pazzesco che una sera poi l’ho visto indossare pure a Eva Herzigova. a lei, però, la sfinava un filo di più. chissà perché
– quando scrivevo, mettevo le maiuscole al posto giusto… e anche la punteggiatura era più precisa
– in viaggio, partivo solo con un mini trolley turchese di Luis Vuitton, perché sono una ragazza discreta e mi piace passare inosservata
– il giovedì, a milano, andavo sempre all’Armani privé

dopo (cioè ora):
– mi sono sposata, ho avuto 2 figlie in 2 anni (aiuto). la n.1, 19 mesi, per me e mio marito, si chiama ory (per la stretta somiglianza con lino banfi ai tempi dell’allenatore nel pallone, oronzo canà per l’appunto). la n.2, 3 mesi, invece, è belfagor detta belfy. e non serve aggiungere altro
– mi sono trasferita a Moncalieri, ridente paesino in provincia di torino
– sono una casalinga, ma sulla carta di identità ho ancora scritto giornalista
– devo perdere 5 lardosissimi chili dopo la gravidanza n.2, infatti vivo in leggings
– non dormo dagli anni 80
– tacchi, questi sconosciuti. ormai la pianta dei miei piedi è a forma di Converse All Star
– il capo più cool che indosso di solito è una T-shirt bianca con incrostazioni astratte di biscotto e rigurgito
– quando parto per andare al mare con le nane sembro moira orfei da quanta roba ho stipata nel bagagliaio
– vivo reclusa in casa con micro umani urlanti avvinghiati alle caviglie tutto il giorno
– l’uscita più accattivante della settimana per me è il mercato rionale del giovedì, dove ormai sono pappa e ciccia col fruttivendolo e dove posso sperperare decine di euro in verdura e formaggi
– a capodanno, allo scoccare della mezzanotte, guardo le stelle per esprimere il mio desiderio: suona il campanello, apro ed è tata lucia di sos tata che viene a vivere con noi per sempre
– quando devo andare alle festine per under 2 mi emoziono come all’ultima sfilata di Hedi Slimane per Dior Homme ed, eccezionalmente, mi trucco
– ormai faccio shopping solo online e sempre ai saldi, ma proprio all’ultima chiamata dei saldi quando è tutto al 95%
– quando scrivo, uso le maiuscole solo per stilisti e marchi. qualcosa vorrà pur dire
– capitano giornate, in cui non riesco nemmeno a pettinarmi, però il rossetto rosso me lo metto lo stesso. anche se ory me lo impiastriccia con le mani e sembro una 90enne alcolista e con la mano tremolante
– la badante rumena di mia nonna è praticamente sempre molto più elegante di me

eppure, io non mollo. no, non dimentico. io certe sere, quando finalmente sono riuscita a sedare le due belve, apro le ante dei mie armadi e mi ipnotizzo di fronte a tutti quei colori, quei tessuti leggeri, luccicanti. e mi emoziono, di fronte a una ruches, a un ricamo made in italy, a un tacco decorato, a una piega, una fantasia, una manica, alla struggente catena di una borsa. perché è proprio vero che il primo amore non si scorda mai. io la moda la amo e a chi mi dice che non si possono far convivere 2 nane urlanti a moncalieri con paillettes, volants e macramè, io dico “e invece no. nel nome di Giambattista Valli, io ve lo dimostrerò. o il nano o la moda non fa proprio per me”.

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